Nella croce decussata di S. Andrea riscopriamo il nostro Battesimo

Il suono della festa per scoprire il chicco che muore e risorge

Quando i primi rintocchi delle campane a distesa già nella vigilia annunciano la festa solenne, di S. Andrea, Apostolo degli slavi, Patrono di Jelsi, paese di origine bulgara, il 30 novembre, il cuore si riempie di gioia, l’aria gelida si scalda di attesa e il vento sferzante sembra sparire! Dall’antica e alta torre campanaria, di pietra bianca, si ode un rumore sommerso della campana grande che porta fusa sul bronzo l’immagine di S. Andrea, con un cigolìo di tiranti coperti dal suono dolce delle altre campane. Un rumore meccanico delle corde ora tirate da motori elettrici e una volta da abili mani che permettono al suono della grande campana di sovrastare ogni tetto e di farsi udire nei paesi limitrofi e nel caso di nuvoloni neri capace di disperdere la grandine. Molti ricordano: “Perché z Cicc’ il sagrestano non suona? I nuvoloni annunciano grandine!”. E ancora una volta allo sciogliersi delle robuste corde unito al sudore della fronte, il miracolo avveniva e il pericolo era scongiurato. Oggi sappiamo che le onde sonore disperdono i micro-cristalli di grandine e non permettono il formarsi dei temuti e pesanti chicchi. Fede e protezione, culto e vita, terra e Cielo, tempo ed eternità, immanenza e trascendenza, salvezza delle colture e preghiera s’intrecciano in un solido legame. Un intreccio indispensabile e vitale in estate e per il raccolto d’autunno che, specie in tempi passati, doveva sfamare famiglie numerose. E nella venerazione del S. Patrono l’intreccio tra antico e nuovo ridiventa forte e si apre al futuro! E così dalle arcate della Chiesa Madre il suono atteso ritma la vita, scandisce lo svolgersi delle giornate e si propaga fragoroso e festoso lontano nelle contrade e corre lontano. Suono voluto, portatore di gioia, segno della festa e di vita dell’intera comunità. Suono che, ancora oggi si fa dono per tutti e rimanda al dono per eccellenza: il Cristo Crocifisso e Risorto, dono d’Amore del Padre per tutti. E in Lui rileggiamo la vita dell’Apostolo e martire Andrea: primo chiamato, chicco prezioso nel progetto di Dio e splendido tassello nel mosaico del gruppo apostolico. Egli ha compreso e vissuto fino in fondo: “Se chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24-25). E oggi noi ci poniamo alla sua scuola ricordando che:

  1. Andrea, già discepolo di Giovani Battista, segue Gesù con entusiasmo quando il Precursore lo indica come Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1, 35-40). Fratello di Pietro gli comunica la scoperta del Messia (Gv 1, 41-42). Entrambi furono chiamati dal Maestro sulle rive del lago per diventare pescatori di uomini (Mt 4, 18-19);
  2. Nel prodigio della moltiplicazione dei pani segnala a Gesù il fanciullo dei cinque pani e dei due pesci (Gv 6, 8-9). Egli stesso insieme con Filippo riferisce che alcuni greci vogliono vedere Gesù (Gv 12, 20-21). Viene crocifisso a Patrasso (Grecia), sulla Croce a X, è particolarmente venerato in Oriente e nella Chiesa greca. La sua memoria il 30 novembre è ricordata da tutti i calendari sia orientali che occidentali.

Allora nella gioia di essere figli pensati, sostenuti, amati e redenti dall’Amore di Dio chiediamo di riscoprire la bellezza del nostro Battesimo per essere pietre vive e scelte nella Chiesa di Dio. Ci aiuta, come ci ricordava S. E. il Cardinal LOUIS SAKO, Patriarca di Baghdad, che ci ha visitato in S. Anna, il forte esempio dei martiri dell’IRAQ nel fiero e convinto dare il sangue per non rinnegare il Cristo. Ad essi sia riconoscente e accorata la dedica della seguente preghiera. Si tratta di un testo antichissimo pregato dalla Chiesa ossia l’Inno alla Croce gloriosa: “La Croce gloriosa del Signore Risorto è l’Albero della mia salvezza; di esso mi nutro, di esso mi diletto, nelle sue radici cresco, nei suoi rami mi distendo. La sua rugiada mi rallegra, la sua brezza mi feconda, alla sua ombra ho posto la mia tenda. Nella fame l’alimento, nella sete la fontana, nella nudità il vestimento. Angusto sentiero, mia strada stretta, scala di Giacobbe, letto di amore dove ha riposato il Signore. La Croce gloriosa nel timore la difesa, nell’inciampo il sostegno, nella vittoria la corona, nella lotta Tu sei il premio. Albero di vita eterna, pilastro dell’universo, ossatura della terra, la tua cima tocca il cielo e nelle tue braccia aperte brilla l’Amore di Dio”. Questa profonda e antica preghiera ecclesiale musicata in spagnolo da Kiko Arguello del Cammino Neocatecumenale, che si recita in particolare ogni venerdì, giorno della Passione del Signore, riassume e focalizza in modo mirabile la preziosità del Sacrificio volontario dell’Unigenito Figlio di Dio che, recita la II° preghiera eucaristica del Messale Romano: “Per compiere la tua volontà e acquistarti un popolo santo, egli stese le braccia sulla croce, morendo distrusse la morte e proclamò la risurrezione”. E riporta Gal 6,14: “Quando a me non ci sia altro vanto che nella Croce del Signore nostro Gesù Cristo”. Al Re dei martiri affidiamo la morte di tanti fratelli e sorelle innocenti, di tanti bambini trucidati in odio alla fede. Come non ascoltare il loro grido che in questi anni ripetuto ci è giunto dalle antiche terre cristiane di Siria e Iraq? Come non ricordare tante vittime? Come spezzare il folle gioco di fanatismi e di violenza che ancora miete vittime in tante parti del mondo? Chiediamo all’Apostolo Andrea di aiutarci nel trovare l’urgente risposta e di accompagnarci adorando la Croce gloriosa: “Croce di Cristo, legno benedetto, albero di vita, arma invincibile, forza e consolazione. Ave, ave! Croce benedetta, bacio dei martiri, divino tesoro, faro della storia e nostra riconciliazione. Ave, ave! Croce di Cristo, terrore dei demoni, luce del mondo arca per i naufraghi, porto dei salvati, sovrana protezione. Ave, ave! Cristo crocifisso, amore del Padre, sorgente dello Spirito, agnello e pastore abbi pietà di noi! Cristo crocifisso, riscatto della colpa, perfetta espiazione e nostra riconciliazione nel tuo Regno ricordati di noi! Cristo crocifisso, fonte della pace, nuova alleanza, abbraccio universale, benedizione del mondo, luce agli smarriti nel tuo Regno ricordati di noi!”. Questa lettera consegnata da P. Gioacchino Blaj, nel gemellaggio pluridecennale con la parrocchia di S. Pietro in CB, dopo la benedizione con l’Evangeliario latino (segno dell’Occidente con a capo S. Pietro) e l’Evangeliario greco (a rappresentare l’Oriente e le chiese ortodosse con a capo S. Andrea) a tutti e ai presidenti dei Comitati Feste e delle Associazioni sia stimolo per nuove forme di coesione sociale, linfa per percorsi aggregativi e identitari a beneficio di tutti. Con un caro saluto e ogni gioia ai nostri emigrati all’estero che come noi festeggiano il S. Patrono. Buon Cammino!

Jelsi (CB): 30 novembre 2018                                                          Il Parroco: don Peppino Cardegna

CON GLI AUGURI E LA BENEDIZIONE DELL’ARCIVESCOVO MONS. BREGANTINI

 

Programma santAndrea2018