festadeglialberi2017Felice di aver assistito presso la scuola Giuseppe Tedeschi di Jelsi, all'inizio della realizzazione di una personale idea accolta dall'Amministrazione Comunale (il Sindaco Salvatore D'amico) in concerto con la scuola (Prof.Antonio Antonio Valiante e il Dirigente scolastico Prof. Massimo Di Tullio) con la supervisione del Dott. Michele Tanno dell'Arca Sannita. E' un primo passo verso la piantumazione totale dell'ORTO DEI FRUTTI DIMENTICATI: quelle piante che erano di coronamento alle case coloniche del Molise e non solo, ora abbandonate o semi-scomparse. L'idea mi venne a Pennabilli nelle alte Marche, perchè la vidi realizzata su idea (tra le tante) del grande Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore di Fellini.

Di seguito una pagina tratta dall'Uomo che piantava gli alberi" di Jean Giono e un video estrapolato da un mio documentario dedicato alle grandi querce jelsesi, come fossero (e sono!) nonne centenarie.

"Era quasi un deserto di lande nude e monotone… l’unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica ed erbacce legnose. Una desolazione senza pari…
Il pastore prese un sacco e rovesciò sul tavolo un mucchio di ghiande. Si mise ad esaminarle l’una dopo l’altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste… Quando ebbe messo dalla parte delle buone un mucchio abbastanza grosso, le divise in mucchietti da dieci. Così facendo, eliminò ancora i frutti piccoli o quelli leggermente screpolati, poiché li esaminava molto da vicino… Bagnò in un secchio d’acqua il sacco in cui aveva messo le ghiande meticolosamente scelte e contate….. 
Portava un’asta di ferro della grossezza di un pollice e lunga un metro e mezzo…. Arrivato dove desiderava, cominciò a piantare la sua asta di ferro in terra. Faceva così un buco nel quale depositava una ghianda, dopo di che lo turava di nuovo. Piantò così le cento ghiande con estrema cura…. Piantava querce….
Sapeva di chi era quella terra? Non lo sapeva. Supponeva che fosse una terra comunale, o forse proprietà di gente che non se ne curava? Non gli interessava conoscerne i proprietari…. 
Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila; di centomila, ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila, contava di perderne ancora la metà, a causa dei roditori o di tutto quel che c’è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla…. Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d’alberi..."
(Da: “L’Uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono)

 

 

di Pierluigi Giorgio