PARROCCHIASANDREA

Con S. Anna, il cui nome significa grazia, amiamo Dio e il prossimo

Carissimi mentre fervono i preparativi per la festa della “Gran Madre delle messi” S. Anna, permettetemi un ringraziamento al nuovo Comitato che ha vissuto dalla mietitura l’onore e l’impegno di rivestire il paese con il segno del grano le cui spighe dorate, tramite le trecce realizzate da grandi e piccini, rivestono in lunghi Km “il Paese della Festa del Grano”. Al vecchio Comitato che anima in quest’ultimo anno la festa diciamo grazie per l’impegno profuso, per il gemellaggio con i carri in miniatura portati alla Madonna delle Grazie di Minturno (LT) e ora per il dono, unito alla sede ristrutturata del comitato, della statua in cartapesta di S. Anna, realizzata dall’artista Stefania Martino a Monteroni di Lecce. Statua che ha visitato i cantieri e i laboratori del grano con stupore e tante preghiere di chi lavorava le spighe. E’ bello al termine dei tre anni che ogni comitato lasci un segno: Teresa Crovella ha regalato le tovaglie in oro per l’altare, Augusto Passarelli il prestigioso reliquiario con la reliquia della santa proveniente da Apt in Provenza, Feliciano Antedomenico la traglia in bronzo, della “Mater frumenti, Mater praegnantium [delle partorienti], Mater pacis”, che accoglie la lampada della pace benedetta il 26.7.2015 dal Patriarca caldeo di Baghdad, Mons. Louis Sako, per affidare a Dio il popolo dell’Iraq e della Siria, più forti del terrore.
Il messaggio di quest’anno è un invito a riflettere insieme sui 2 Comandamenti della carità, sintesi del Decalogo, essenza del cristiano: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22, 37-40). S. Anna, Madre e maestra vive un solo amore con 2 dimensioni: verso DIO e verso il PROSSIMO. Come sarebbe la nostra vita se vivessimo questo Vangelo nella nostra realtà? L’amata Compatrona, in ebraico Hannah, esperta della grazia e delle opere di misericordia, ci è da sprone con una vita santa che riassumo in 3 VERBI: Ella ascolta, cammina, condivide. Tre verbi, che metto al presente storico, perché ognuno
di noi si senta coinvolto nel tradurli nel proprio quotidiano:

1) Ascoltare per nutrire la fede “per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,3). “L’ascolto della fede avviene secondo la forma di conoscenza propria dell’amore: è un ascolto personale, che distingue la voce e riconosce quella del Buon Pastore” (Papa Francesco, Lumen Fidei n. 30). E’ l’ascolto, infatti, l’acqua che irrora la terra assetata e che permette il professare e testimoniare la fede. Un ascolto attento, profondo, motivato come nella preghiera ebraica dello Shemàh: “Ascolta o Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,4). E l’ascolto porta al ringraziamento: Egli “ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima e nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri” (Dt 8,16)

2) Camminare per essere Chiesa “in uscita” verso le periferie dell’esistenza. Infatti scrive Papa Francesco: “Gesù non è venuto ad insegnare una filosofia, un’ideologia … ma una via, una strada da percorrere con lui, e la strada si impara facendola, camminando. Si, cari fratelli, questa è la nostra gioia: camminare con Gesù”. E il cammino apre al riconoscimento dell’altro, non straniero da evitare ma fratello da accogliere in un cammino di con-divisione

3) Condividere per tradurre la fede nelle opere concrete perché “senza le opere la fede è morta” scrive S. Giacomo 2, 14 perché “l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede (Gc 2, 24). Significativa la festa del pane a Gildone in onore del S. Cuore di Gesù e di S. Antonio di Padova “che con il pane al povero dona la fede”. E se a Jelsi il grano si fa arte a Gildone si fa pane donato ad iniziare da chi ha meno di noi. E il pane fragrante e il profumo del giglio sono segni del dono, non per pochi ma per tutti. Così è il cuore di Dio, senza restrizioni, preferenze ed esclusioni! Un amore che s’incarna e rinasce nel dono e nei gesti concreti.

Oggi avvertiamo l’urgenza di dare senso-spessore- motivazione al nostro essere ed agire, per farci pane fragrante, pane spezzato. Infatti la persona umana non è solo spirito ma corpo che si muove (nelle coordinate del tempo e dello spazio) su un terreno. Siamo esseri razionali incarnati con i piedi per terra e con un corpo preciso. Ma cosa può dare sicurezza alla nostra vita? Cosa può rendere stabile il terreno? Di certo: non il corpo perché prima o poi anche se bello e sano finirà o incontrerò un altro più bello e più sano di me, non le mie qualità-capacità perchè ci sarà sempre un’altra persona migliore ecc. Ciò che può dare sicurezza è il fatto di “sentirci ed essere amati e protetti dal Signore”, come preghiamo nella stessa novena a S. Anna. “Portati da Dio, portiamo Dio” amava ripetere nella sua luminosa semplicità il Papa santo Giovanni XXIII. Allora possiamo cantare: “Prendimi per mano Dio mio, guidami nel mondo a modo tuo. La strada è tanto lunga e tanto dura, però con te nel cuor non ho paura”! Dunque il cristianesimo non è un’ideologia, un principio, una filosofia ma è un evento di grazia, è una persona che mi chiama e vuole significare la mia vita per realizzare un progetto stupendo. Questa è la fede del cristiano pronto a incoraggiare, perdonare, riprendere il cammino. E a proposito del perdonare mi piace riportare la testimonianza del cappellano universitario e del carcere di Campobasso, don Francesco Labarile. Un giorno un detenuto gli pone questa domanda: Nel Vangelo c’è scritto: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi” (Mt 6,14). “Voi preti parlate tanto di perdono, ma è vera questa frase, si o no?”. Rispose: “Sì in senso stretto è vera” e aggiunge “però si arriva al perdono con un cammino graduale”. Il detenuto accompagnato nella sua ricerca interiore in una giornata di uscita chiamò il cognato che lo aveva accusato e fatto incarcerare e arriva a perdonarlo. Ecco la forza del cristiano! Se il Vangelo si vive sul serio è una forza straordinaria, ti cambia la vita. “Se apriamo la porta a Gesù, se lasciamo che Lui sia dentro la nostra storia, se condividiamo con Lui le gioie e i dolori, sperimentiamo una pace e una gioia che solo Dio, amore infinito, può dare” (Papa Francesco, Camminare con Gesù. Il cuore della vita cristiana, Ed. S. Paolo, p.120).

Auguri a tutti e S. Anna, nonna di Gesù, ci aiuti ad aprire il nostro cuore all’Altissimo il cui volto è in ogni persona che, non a caso, incontriamo ogni giorno. 

Jelsi-CB: 26/7/2017 Il Parroco: don Peppino Cardegna

 

CON GLI AUGURI DELL’ ARCIVESCOVO MONS. GIANCARLO M. BREGANTINI Anch’io mi unisco a questo cammino con S. Anna, sui sentieri del Sinodo belli ed eroici come i TRATTURI antichi, certi che la mano materna di S. Anna ci accompagnerà per una meta di gioia vera. 

Grazie.

+ Padre GianCarlo, Vescovo