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Una catena di solidarietà rinnovata nel segno del fuoco che scalda e della pala che libera anche dalle macerie

di don Peppino Cardegna

Chi di noi non è rimasto conquistato dal candore della neve che in gennaio è venuta giù in modo repentino, ripetuto e abbondante? Bagliore della neve, con strade e alberi ammantati, pupazzi di neve e slitte dei ragazzi. Neve, che se ci ha incantato all’inizio, ha creato non pochi problemi con la morsa del ghiaccio e temperature polari. Esperienza nevosa che per molti comuni italiani si è trasformata in vera emergenza. Capannoni crollati, stalle in difficoltà nell’alto Molise, contrade isolate senza elettricità, strade e scuole chiuse, attività commerciali e agricole in ginocchio, problemi agli impianti sciistici del Matese, tragedie ad Amatrice e Norcia, frane e valanghe nelle Marche e in Abruzzo, cavi spezzati dal ghiaccio, paratoie della diga del Liscione con crepe e allagamenti a Termoli e comuni limitrofi, sono stati in questi giorni sotto gli occhi di tutti. Una situazione non facile a cui si è aggiunto di nuovo lo spettro del terremoto con epicentro tra Ferrazzano e Vinchiaturo. E poi le polemiche per gli interventi in ritardo diventati proibitivi nel centro sud per la lentezza della macchina organizzativa, sono state denunciate da più reti; a volte con un “bombardamento mediatico” a caccia dell’ultimo fatto sensazionale, che colpisca, con toni allarmistici e stile poco dimensionato. E’ vero, più di 500 scosse fanno capire come la dolcezza, la preziosità dei luoghi cari e la serenità del benessere raggiunti non sono garantiti. Si ripropone la questione sicurezza! Come fare e cosa fare? E’ stata ed è la domanda di sempre, di quando si era abituati a spalare metri di neve o a scavare sotto le macerie, fino ai giorni nostri. Ma di fronte al terremoto l’animo si ribella o spera in una forza decrescente di assestamento. Conforta la vicinanza delle istituzioni e l’operosità delle forze militari, Protezione Civile e altri. Ed ecco vincente nella difficoltà l’amalgama della solidarietà. Una catena chiamata a rinnovarsi nell’impegno quotidiano per costruire nella speranza. Solidarietà che si cementifica per affrontare la precarietà dell’oggi. Ma non è stata la neve anche opportunità di ritrovarsi come famiglie attorno al camino? Non abbiamo riscoperto il gusto della casa, dell’abitare insieme, della relazione armoniosa e non frettolosa, della pace, del leggere e dare spessore e qualità ai nostri giorni? Non abbiamo vissuto una cordata di solidarietà per aiutare vicini o lontani aprendoci ai bisogni dell’uscio accanto? E la neve ci ha fatto riscoprire fratelli. Non abbiamo avuto tempo per ascoltarci, raccontare, guardarci negli occhi, vivere la bellezza di una vera relazione? Non significa questo l’antica espressione: “Sotto la neve il pane”? Il pane della forza, della fiducia, della speranza racchiusa nel chicco seminato in autunno. Il pane fragrante di un’umanità ritrovata che si fa comunione e condivisione. Il pane dei valori che racchiusi in ogni cuore diventano luce degli occhi e operosità delle mani. Ecco la neve che si fa futuro e dinamismo costruttivo. Allora se da una parte le nevicate hanno messo alla prova creando difficoltà, dall’altra hanno visto gente di buona volontà affrontare l’emergenza. Ecco persone, come anche i nostri vescovi, pulire il proprio uscio e liberare strade; immigrati che armati di pala hanno lavorato e tanti riscoprirsi cittadini attivi e responsabili. Non è mancato l’esempio di papa Francesco che per soccorrere poveri e barboni ha messo a disposizione auto e camion del Vaticano lungo le piazze di Roma e invitato ad accogliere. E con lui molte associazioni in una cordata di solidarietà. Dino che sfama col cibo invenduto, raccolto e cucinato dalle parrocchie; papà che raccolgono coperte e sacchi a pelo; distribuzione dei pasti caldi che ha visto la partecipazione di giovani islamici e di altre fedi lavorare insieme con un unico obiettivo: servire il prossimo. Ecco la neve vinta dal fuoco della solidarietà! Ecco esperienze positive di dialogo, attorno al fuoco scoppiettante, segno di calore umano e attenzione all’altro e non solo memoria di un tempo trascorso! Ecco la neve che nutre sorgive primaverili, promette verdi pascoli e disseta in estate. E con essa il segno della pala che libera dalle macerie dell’hotel di Rigopiano dove il sorriso dei bambini salvati diventa il sorriso del mondo! Pala per andare incontro ai bisogni dell’altro e capire che “non siamo un’isola” ma che siamo interpellati gli uni dagli altri. E sotto la neve il pane della fraternità si fa rinuncia per una solidale condivisione e riscoprire, senza corse e senza ma, la bellezza della nostra umanità. Ora l’acqua, ora il vento, la neve, il sisma… una sfida a volte impari e continua ma l’essere umano, di ogni tempo e luogo, unendo fuoco e pala, si rialza e riparte nel nome della solidarietà. Forza intrinseca di tutti e unica via di salvezza!

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