premio enzo maiorca

ENZO MAIORCA, APNEISTA DI SUCCESSO, UOMO INTEGRO DALLA VOLONTA' INDOMITA CHE IL DESTINO VOLLE DURAMENTE PROVARE SOTTRAENDO ALLA VITA L'AMATA FIGLIA ROSSANA, SI E' OGGI TUFFATO NEL PROFONDO MARE DELL'UNIVERSO RAGGIUNGENDO L'IMMENSO RECORD DELL'INFINITO. EBBI LA FORTUNA DI CONOSCERLO PER UN DOCUMENTARIO IN SICILIA PER GEO&GEO. MI ONORO' DI STIMA E AMICIZIA E LO INSIGNII DEL PREMIO INTERNAZIONALE "LA TRAGLIA - ETNIE E COMUNITA' " A JELSI NEL 2013. DEL NOSTRO INCONTRO, HO CARI BRANDELLI DI FRASI E RIFLESSIONI CHE QUI DI SEGUITO OFFRO IN SUO RICORDO: "Enzo Maiorca ha occhi di mare -come non potrebbe, visto che gli scorre nelle vene?- sin da ragazzo, da quando frequentava i pescatori a Ortigia, lembo d’isola nell’isola collegata da ponti a Siracusa, la sua città. “I Fenici furono attratti da questo scoglio mite e caldo, ricco di acqua potabile” così mi racconta con tutto l’amore per un posto che non lascerebbe mai e poi mai al mondo. Tremila anni di successive civiltà concentrate in neanche un chilometro quadro di superficie fra piazze, vicoli, palazzi con mascheroni, quartieri greci, ebrei, arabi… e il periplo del lungomare….. Grazie ad un residuato bellico, una sgangherata maschera antigas all’indomani dello sbarco anglo-americano, mi fu possibile dare la prima sbirciatina nella verticalità del mare: una cospicua dose di filo di ferro, mastice e tanta buona volontà furono il grimaldello raffazzonato per aprirmi -seppur per pochi attimi- le porte di un meraviglioso tesoro. Che rabbia non avere le branchie! Un giorno, arpionai una grande cernia che si nascose nella tana per evitare la cattura; nel tentare di toglierla dall’incastro, le passai la mano lungo il corpo. Sentii pulsarne il cuore… all’istante: batteva terrorizzato; affermava il suo diritto alla vita. Posai per sempre il fucile: il mare generosissimo mi compensò nel futuro, mostrandomi ciò che anche una macchina fotografica avrebbe sottratto ai miei occhi intenti nella ricerca della preda più stupefacente… Mi apparve come un mondo fantastico in cui l’uomo poteva catturare i singoli raggi del sole e contare monete d’oro, per poi capovolgere le mani e lasciarle scivolare nel fondo ad arricchire, fra pareti turchine-inchiostro e varietà stupefacente di colori, la sorprendente zecca della natura. Provavo stordimento e vertigine!….
Penso che il mare sia una delle migliori scuole: particolare, che non ha soffitto, ma al suo posto c’è il cielo e invece delle pareti ha il vento e al posto dei banchi, le onde. Ma sulla cattedra c’è un gran maestro che insegna all’uomo nato per caso, che può diventarlo sul serio a costo di sacrifici notevoli… Da quella cattedra il mare mi ha insegnato che dietro un orizzonte ce n’è sempre un altro e per raggiungerlo, fra paura e coraggio, si deve mollare la cima d’attracco, issare la vela, disporre la barca nel letto del vento -una mano alla barra del timone, l’altra alla scotta- e via!... via, verso i traguardi infiniti”…  (Pierluigi Giorgio)

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